Prima viene lo stomaco, poi la morale”, citava Bertolt Brecht. Lo stomaco dei partigiani rombava, avevano fame di riscatto e di uguaglianza. Dividevano tutto ciò che avevano, quel poco cibo a disposizione, con gli altri antifascisti cercando di costruire lentamente una nuova società, fatta di donne e uomini, operai e intellettuali che mangiavano uniti, senza alcuna distinzione. Una cosa mai vista prima!

Tra i primi piatti a diventare simbolo di festeggiamento della caduta del regime ne fu uno semplice ma gustosissimo: 380 chili di pasta al burro portata in piazza a Gattatico, in provincia di Reggio Emilia, dalla famiglia Cervi in quel famoso giorno del 1943. Un enorme banchetto che si ripete tutt’ora.

Una ricetta che sa di libertà

Storie di cibo e resistenza

Era un momento di miseria e fame e la pasta, che oggi è uno tra gli alimenti più diffusi nelle nostre tavole, era diventata un lusso. Si mangiava polenta, pane e salame, a volte formaggio, ma sempre pochissimo, quasi niente, spesso un solo alimento per lunghi periodi, fino alla nausea. Un’alimentazione “resistente”, che si può ricercare negli scritti di Beppe Fenoglio, Elio Vittorini, Italo Calvino ed altri noti autori.

Ho fatto un piccolo sondaggio in questi giorni, e mi avete tutti detto che la pasta al pomodoro “ve fa impazzì”, e soprattutto che vi sa di Italia. Vi ho chiesto poi se la preferite corta o lunga e con mia gran sorpresa, avete quasi tutti risposto corta. Ed eccovi accontentati, ma con una piccola sfida!

Pasta fresca (fatta a mano) al pomodoro

Pasta al pomodoro, banale? Neanche un po’, voglio proprio sfidarvi a impastare e creare le forme giuste. Non è complicato ma richiede precisione e tanto amore. Vi propongo una forma molto semplice: i Malloreddus, in italiano gnocchetti sardi, sono una pasta tipica della cucina sarda, dalla forma di conchiglie rigate lunghe circa 2 cm.

Sono da sempre il piatto tradizionale più preparato in Sardegna, protagonisti in tutte le occasioni più importanti, sia nelle feste e nelle sagre paesane, sia durante i matrimoni. Ma soprattutto sono facilissimi da preparare, richiedono, ahimè, solo molta pazienza.

Ingredienti:

  • 250 gr semola di grano duro
  • 120 ml acqua
  • Sale q.b.

Procediamo:

Anche voi da bambini vi divertivate ad impastare sporcandovi anche i vestiti nell’armadio? Beh io si, e lo faccio tutt’ora.

Prendete una bella ciotola capiente e versateci la semola, un pizzico di sale e poco alla volta l’acqua, impastate fino ad ottenere un composto abbastanza compatto. A questo punto trasferitelo sul piano di lavoro e continuate (con l’olio di gomito che vale sempre come attività fisica domestica) fino ad ottenere un impasto liscio. Mi raccomando, non cadete nella tentazione di aggiungere farina se vi sembra molle: persistete in modo da sviluppare la maglia glutinica, questo renderà l’impasto corposo e malleabile.

Avvolgete il vostro bel fagotto nella pellicola e lasciatelo riposare in frigo per un’ora.

A questo punto tornate sul piano di lavoro, infarinatelo con un po’ di semola e create una sorta di vermiciattolo, da cui ricaverete pezzetti di ugual misura (circa 2 cm).

Una ricetta che sa di libertà

Armatevi di forchetta: passate ogni gnocchetto di impasto, sul dorso della forchetta, dal basso verso l’alto, grazie alla pressione del dito i pezzetti prenderanno la forma dei Malloreddus, che fidatevi raccoglieranno la salsa alla perfezione! Otterrete una forma con una cavità al centro, una rigatura esterna e una forma allungata.

È più difficile descrivere la tecnica corretta, che a farsi giuro. Fate esiccare la pasta lasciandola spianata sul piano di lavoro, nel frattempo dedicatevi alla preparazione del sugo.

Per il sugo di pomodoro

Per il sugo vi do alcune varianti. Io faccio sempre quello della nonna, una passata profumatissima e super dolce.

Ingredienti:

  • 1 kg di pomodori San Marzano
  • ½ cipolla
  • 1 spicchio d’aglio
  • Origano
  • Basilico profumatissimo
  • Olio extra vergine d’oliva q.b.
  • Sale & zucchero q.b.

Procediamo:

Lavate bene i pomodori e tagliateli in 4 pezzi. Spero per voi che abbiate un passino elettrico, se avete quello manuale fa lo stesso. Manca anche questo? Armatevi di santa pazienza e pelate i pomodori alla cara old school (vi consiglio il trucco del bollente/freddo).

Scaldate l’olio in padella insieme all’aglio e alla cipolla (senza farli bruciare, mi raccomando). Quando l’aglio si sarà imbiondito rimuovetelo e lasciate la cipolla dorare. A questo punto aggiungiamo la passata di pomodoro, un pizzico di sale o due, un pizzico di zucchero, un po’ di origano e 5 foglie di basilico.

Lasciate cuocere per circa 30 minuti, a questo punto finite la cottura senza coperchio fino alla riduzione del sugo.

I nostri gnocchetti sardi stanno pochissimo a cuocere: bastano 5 minuti in acqua bollente (e salata). Finite la cottura nella casseruola pogandoli con il sugo.

Una ricetta che sa di libertà

L’alternativa con i pomodorini gialli

Vi consiglio anche l’opzione con i pomodorini gialli, che oltre ad essere profumatissimi daranno un colore meraviglioso al vostro piatto.

Ingredienti:

  • 1 kg di pomodorini gialli
  • Olio extra vergine d’oliva q.b.
  • Sale & zucchero q.b.

Procediamo:

Se i pomodori sono buoni davvero, basta scaldarli con un po’ d’olio e un pizzico di sale e uno più piccolo di zucchero. A me piace un sacco la tecnica dello chef Davide Oldani che aggiunge alcuni pomodorini canditi in forno a 130°. Sta a voi scegliere se frullarli o lasciarli interi!

Dopo aver scolato la pasta fatela pogare, pogare, pogare contro il sugo. In tavolaaaaa!

Una ricetta che sa di libertà