Black Lives Matter è il movimento protagonista delle ultime settimane e noi speriamo che non si esaurisca in un fuoco di paglia.

In tutto il mondo, o almeno in gran parte, la gente è scesa in piazza contro la piaga del razzismo, ancora presente nella nostra società molto più di quanto noi pensiamo.
Anche il mondo dell’arte si è mosso a favore delle manifestazioni, dando supporto economico e prestando un amplificatore a favore della causa.
Il mondo della musica ha creato il #blackouttuesday, inizialmente dedicato ai protagonisti della scena musicale ma poi diventato virale,
L’opera di Banksy postata sul suo account instagram ha suscitato come al solito moltissimo scalpore, non tanto per l’opera in sé ma per il messaggio allegato: “It’s not their problem, it’s our problem”, non è un loro problema, è un nostro problema.
Yuri Pomo probabilmente è un nome che non vi dice niente, ma le sue illustrazioni sono famosissime: se sei un vip e non sei diventato un abitante di Springfield grazie alla sua mano non sei nessuno.
I suoi lavori però lasciano anche l’amaro in bocca e in questo caso vedere Carl e Lenny è un colpo al cuore.
In Italia, Jorit Agoch illumina Napoli con un nuovo murales, sito nel quartiere Barra della città partenopea. “Time to change the world”, è tempo di cambiare il mondo, dicono in coro i volti di George Floyd, Angela Davis, Malcom X e Martin Luther King.
Harry Greb si ispira più all’iconografia dei santi quando dipinge a Roma “The passion of George Floyd”, in un luogo che non sono riuscita a identificare (bisognerebbe recarsi sul posto quanto prima per vederla dal vivo), dove George Floyd diventa San Sebastiano.
Uno degli ultimi spazi grigi del Muro di Berlino è stato occupato dal graffito “I can’t breathe” di Eme Freethinker. Il grido d’aiuto di un uomo ucciso senza pietà per sempre sulla pietra che è simbolo di libertà e ribellione alle ingiustizie.
Ma non solo gli artisti hanno aderito alla causa. L’illustrazione e la street art sono ovviamente le modalità più rapide, più impattanti e vicine al mondo dei manifestanti, ma anche molte istituzioni e patinate gallerie d’arte hanno deciso di sostenere ad alta voce il loro NO al sistema corrotto. Pur facendone parte, aggiungo io, ed è una gran cosa perché la critica deve arrivare anche da coloro che vivono il sistema da privilegiati.
I can’t understand, but I stand. 
Il Whitney museum ha aperto le fila il 1 giugno, quando oltre a postare sui social la bellissima opera di Dread Scott “A Man Was Lynched By Police Yesterday” datata 2015, ha organizzato un incontro online per conversare con i più autorevoli esperti di arte contemporanea afroamericana e africana.
L’opera “Migration Series” dell’artista Jacob Lawrence era stata esposta un paio di anni fa nelle sale del MoMa, mostrando gli orrori delle violenze razziali durante la Prima Guerra Mondiale, ed è stata usata come opera simbolo del museo per aderire alla protesta.
In Italia, è lodevole l’iniziativa del Maxxi, che meno di ventiquattrore fa ha pubblicato il suo manifesto contro il razzismo sul sito del museo e sostiene con iniziative il movimento Black Lives Matter in Italia e nel mondo.

Moltissimi esponenti del mondo dell’arte si sono schierati pubblicamente contro le azioni violente della polizia americana e contro il razzismo. Sicuramente non basta, ma è un passo avanti in una lotta lunga e faticosa.

Bisogna fare una critica anche del mondo artistico mondiale, che solo da poco tempo ha iniziato a considerare l’arte africana come un’arte valevole di esposizioni e fiere dedicate.

L’arte è rappresentazione della società ed è importante che si schieri perché riesce ad essere diretta e rapida, passando anche messaggi forti e impattanti, che smuovano le coscienze.