Le statue, così come le piazze, i memoriali o qualsiasi tipo di simboli, vengono poste perché rappresentano un pezzo della nostra storia. La loro funzione non è quella di divinizzare o promuovere iconoclastie, ma quella di difendere e preservare il bene più prezioso che noi tutti abbiamo e che, più di ogni altro, ci unisce: la memoria.

La società però cambia, i tempi cambiano e con loro cambia il significato e la percezione che abbiamo di ciò che un uomo, un avvenimento o un’epoca hanno portato con : questo è fisiologico e sarebbe un errore voler credere il contrario.

Non è casuale il luogo in cui la statua di Montanelli è stata posizionata: in quel luogo, nel 2 Giugno del 1977, Indro Montanelli (ai tempi 68enne giornalista del Giornale Nuovo) diveniva l’ennesima vittima del terrorismo delle Brigate Rosse, gambizzato da 8 colpi di rivoltella, reo di essere “un reazionario al servizio delle multinazionali”: in altre parole, di non essere comunista.

Indro Montanelli è stato, che piaccia o meno, uno dei più grandi giornalisti che l’Italia sia in grado di ricordare, testimone di un secolo, irriverente nei confronti del potere, anticonformista, libero.

Tuttavia, quella statua rappresenta non solo il Montanelli giornalista, ma anche il Montanelli uomo: ed ecco che il cambiare dei tempi e delle sensibilità intervengono e quel terribile crimine commesso ai danni di una bambina abissina durante una guerra coloniale (mai effettivamente rinnegato, anzi) divengono un’insopportabile macchia che prima non era mai stata tenuta in considerazione.

Montanelli, infatti, ha commesso errori che mai e poi mai potranno essere tollerati o giustificati, nemmeno alla luce di una carriera lavorativa quasi ineguagliabile e da un contesto storico profondamente diverso.

Ma le statue non possono rappresentare solamente una parte del tutto: rappresentano l’uomo.

Ed è proprio questo il nodo fondamentale: a prescindere da ciò che ognuno di noi vede guardando al suo monumento, la sua figura (come tutte le statue che rappresentano uomini o donne) ci ricorda che chiunque, a prescindere dalla grandezza delle opere o da ciò che rappresenta, ha sia luci che ombre e che nessuno può fuggirvi, nemmeno a fronte di una vita di successi.

La statua di Montanelli rappresenta contemporaneamente un secolo della storia d’Italia, un innegabile esempio di professionalità e un uomo che ha commesso errori imperdonabili: ma guardare la sua statua e vedere solamente una di queste tre cose, qualsiasi essa sia, è scorretto, ipocrita e irrispettoso sia nei confronti della nostra stessa storia, sia nei confronti della più potente arma che abbiamo per combattere il revisionismo storico e le idolatrie incondizionate: la conoscenza.