Oggi, 20 giugno 2020, si celebra la Giornata Mondiale del profugo. Sono 79,5 milioni le persone che oggi sono costrette a lasciare le loro case per scappare da guerre e persecuzioni: si tratta dell’1% della popolazione mondiale, dato mai raggiunto fino ad ora. Sono più di 30 milioni i minori in fuga, la maggior parte dei quali non accompagnati.

Sabina Candusso, giovane fotografa, ha raccontato le storie dei migranti del campo profughi informale di Ventimiglia. Il progetto “In the hands of migration” nasce grazie alla collaborazione con gli attivisti di 20K, organizzazione che opera da anni in aiuto ai migranti nella terra ligure.

“Si tratta di un progetto realizzato a Ventimiglia, luogo di transito di migliaia di migranti che ogni giorno cercano di proseguire il loro viaggio verso l’Europa – spiega la fotografa – Per la sicurezza dei profughi è meglio non fotografare i loro i volti, e visto che secondo me la fotografia è prima di tutto etica ho scelto di ritrarre le loro mani ed il contenuto delle loro tasche. Non c’erano zaini e borse, gli unici loro averi erano quelli che portavano addosso, in alcuni casi si trattava solo di una torcia e un accendino, in altri di una penna per scrivere e alcuni spiccioli.

Ogni foto porta con sé la storia di una persona, molte di queste soffrivano visibilmente di stress post-traumatico da guerra e a causa del lungo viaggio che hanno compiuto per arrivare in Europa. Le cicatrici sui loro corpi testimoniavano l’inferno libico, luogo di partenza per l’attraversata del Mediterraneo dove le milizie torturano i profughi in veri e propri lager e ricattano le loro famiglie in cambio della libertà”.

In questa giornata, a maggior ragione, fermiamo a pensare e mettiamoci nelle tasche degli altri.

Ecco alcuni scatti del progetto “In the hands of migration“: